Come scegliere un buon integratore?

 

Un integratore alimentare dovrebbe colmare alcune carenze nutrizionali che non riusciamo a coprire solo attraverso il cibo, quindi dev’essere il più naturale possibile. Gli integratori non sono farmaci, ma una sorta di “cibo concentrato”, quindi vanno assunti come il cibo per periodi più lunghi, in quanto forniscono al corpo sostanze nutrizionali di qualità.  

Titolazione e principio attivo

Una domanda sporge spontanea: perché ci sono in commercio prodotti con lo stesso nome, ma con prezzi diversi? La risposta è che dipende dalla quantità e qualità del principio attivo contenuto in ogni prodotto. La concentrazione del principio attivo viene chiamata titolazione e indica la percentuale del principio attivo più significativo di quel prodotto, cioè la quantità di sostanza che ha l’effetto fisiologico indicato. Spesso prezzi troppo bassi sono indice di bassa titolazione, però assumere un quantitativo basso o inferiore alla RDA potrebbe diminuire gli effetti benefici dell’integratore.

Il  principio attivo si riferisce ad una sostanza con una certa attività biologica, che può avere un effetto terapeutico (farmaci), benefico (vitamine, probiotici) o tossico (veleni). I principi attivi possono essere sintetici (la maggior parte dei farmaci), semisintetici (come l’aspirina), o naturali (estratti da piante usate nella medicina tradizionale o in fitoterapia).

Biodisponibilità e assimilazione

Un integratore contiene anche altri componenti secondari e la loro sinergia facilità l’assimilazione del principio attivo nelle giuste concentrazioni, migliorando gli effetti terapeutici o benefici.  Un buon integratore viene chiamato “biodisponibile” quando la sua assimilazione è ottimale, quindi è fondamentale che sia ben bilanciato e proporzionato tra i suoi diversi componenti. Inoltre, le ultime scoperte confermano che gli integratori sotto forma di fosfolipide sono molto più biodisponibili di quelli sotto forma di estratto secco.

 
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